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Nella giornata del Contagio Azzurro del 7 marzo le nostre ragazze e atlete hanno avuto la fortuna di allenarsi, confrontarsi e vedere all’opera Giovanni Lucchesi, l’allenatore italiano di pallacanestro più vincente a livello giovanile. Ora assistente di Crespi sulla panchina della Nazionale Femminile, vanta nel suo ricco palmares una medaglia d’argento con lUnder 16 Femminile, agli Europei di Katowice (Polonia) nel 2008, nel 2010 la medaglia d’oro all’Europeo Under 18 di Poprad, in Slovacchia, nel 2015 l’Argento all’Europeo Under 16 di Matosinhos e la medaglia d’Argento a Saragozza al Mondiale Under 17. Ha osservato con cura ogni aspetto della lunga giornata di sport e con grande passione ed entusiasmo ha poi allenato un gruppo misto Under 16-18 delle Orange. Dopo averlo ammirato all’opera siamo riusciti ad avvicinarlo e abbiamo cercato di carpire i segreti di un grande coach: “Come dico sempre alle ragazze che alleno noi allenatori siamo niente senza di voi, quindi la mia attenzione è tutta rivolta a loro. La mia vocazione è quella di essere aperto al mondo. Per me allenare è prima un divertimento, i risultati sono solo una conseguenza”. Grazie anche al suo lavoro il basket in rosa è in netta crescita negli ultimi anni e sta gettando basi importanti per il futuro. “Questo non è un discorso facile. Noi dobbiamo essere in grado di valorizzare quello che viene fatto nelle società. In questo modo possiamo alimentarci di buona energia per andare ancora più avanti, perché non dobbiamo accontentarci, il momento è buono per alzare ancora l’asticella. Bisogna essere pronti a cogliere le occasioni che si presentano e non scoraggiarci se capitano annate non competitive. In quei casi serve avere un piano B e lavorare magari con meno ragazze ma più valide e fare crescere loro per far progredire le altre. In poche parole dobbiamo avere una visione globale del progetto”. Coach Lucchesi è ambito anche da molte squadre senior ma la sua vocazione è quella di lavorare con le giovanili. “Allenare ragazzi e ragazze per me è una soddisfazione incredibile, mi piace l’idea di poter incidere su di loro. Un mio amico, Lanfranco Giordani, mi ha detto: “Il talento è come il torrente, prima o poi il mare lo trova”. Ecco il nostro lavoro deve essere questo, far si che il talento sia incanalato nella giusta direzione. Dobbiamo mettere al talento argini adeguati per farlo emergere, allenando a 360°, lavorando anche insieme su tecnica, linguaggio del corpo e testa dei nostri ragazzi. Con le ragazze poi è anche più difficile perché non hanno l’abitudine a imitare modelli sportivi come fanno i maschietti. Un allenatore moderno oggi deve lavorare anche sull’aspetto motivazionale perché il mondo cambia rapidamente e nel quotidiano lavoro dobbiamo metterci anche un pizzico di sensibilità per capire i loro problemi e favorire la loro crescita. Io e Marco parliamo molto con le nostre ragazze per capire il loro carattere e aiutarle dove possibile. In quest’ottica è molto importante il progetto Sanga improntato su una zona metropolitana difficile. Ho lavorato con quasi 20 loro ragazze Under 16-18, un gruppo importante che non è facile trovare oggi nei club. Le società devono avere progetti chiari e precisi fondati su basi solide, senza fare passi più lunghi della gamba, magari focalizzandosi anche su poche cose ma farle funzionare bene e aggiungere poi piano piano, un po’ alla volta, altra carne al fuoco. Questa è la ricetta per crescere tutti insieme”.

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