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Sono circa le 16.15.
Percorro la corta scalinata che porta all’ingresso del Pala Giordani, che porta a quel campo che ormai conosco come le mie tasche e che è un po’ casa.
Lo osservo, non c’è ancora tanta gente.
Lo squadro, perché sebbene lo conosca bene ogni volta mi lascia una nuova sensazione, un nuovo pezzo di sé.
È un momento magico questo, e forse solo chi vive questo sport dall’interno se ne rende conto.
È un momento in cui la storia che stiamo per vivere è ancora tutta da scrivere, un momento in cui solitamente, ogni giocatore si chiude in se stesso, recuperando idee, schemi, raccomandazioni.
È ancora tutto da scrivere, e forse è proprio questo il bello e la grandezza di questi attimi che precedono l’inizio di una partita.
Noi atleti, noi giocatrici, siamo tutte simili, ci assomigliamo enormemente nei precisi rituali che compiamo, nelle scaramanzie e nelle nostre stravaganze.
C’è chi si siede a fare stretching, chi passa il rullo sui muscoli, chi per prima vuole fare due tiri a canestro e chi invece stempera la tensione facendo due chiacchiere, chi per allacciarsi le scarpe mette la stessa attenzione di un artificiere.
C’è chi lavora giù in infermeria per fasciarci e sistemare gli ultimi acciacchi, c’è chi prepara le scalette per il riscaldamento, chi allestisce il tavolo per gli ufficiali di campo, ci sono gli allenatori che si confrontano sugli ultimi dettagli del piano partita. Siamo così simili, e allo stesso tempo così differenti, come strumenti diversi di una stessa orchestra, strumenti che devono suonare alla perfezione se si vuole ottenere il risultato sperato.
Risultato che questa sera deve essere solo uno, la vittoria, per dare un senso a settimane e settimane di lavoro in palestra che un calendario alquanto ostile non ha reso visibile.
Sembra una partita da “dentro o fuori”, anche se siamo solo alla sesta giornata, anche se la strada è ancora lunga. Lo sappiamo noi ragazze, e lo sanno anche le giocatrici di Mantova che sono venute nella palestra che le ha viste salire in A2 con una grande fame, con grande voglia di fare bene.
La palestra a poco a poco si riempie, arrivano i primi tifosi, i primi parenti, le prime bimbe del nostro settore giovanile che passeranno tutta la partita ad intonare cori per noi, per sostenerci, per farci sentire il loro affetto.
Mi voglio soffermare un attimo su di loro, che hanno partecipato al torneo di Halloween organizzato dalla società, che sono ancora piccine e piene di sogni. Queste bambine, queste giovani giocatrici, sono un grande patrimonio, un grande bene da difendere in quanto rappresentano il futuro, rappresentano la pallacanestro di domani. Un futuro che bisogna continuare a costruire piano piano, che bisogna proteggere e valorizzare, per continuare a dare vivacità ad un movimento che merita di crescere ed essere conosciuto.
Il Pala Giordani è già pieno prima della palla a due, ed è bello vederlo così, è bello vedere quanto le nostre mirabolanti avventure coinvolgano anche persone al di fuori dei nostri famigliari.
Questa sera, quello che viene dopo è un’ondata tutta nero-arancio, perché questa volta la partita è stata a senso unico fin dall’inizio, finalmente un finale capace di ripagare i nostri sforzi.
Ci abbracciamo, perché siamo davvero felici.
Tornare a vincere nella nostra casa ha un sapore diverso.
Tornare a vincere in una cornice così, credo sia qualcosa di ancora più magico.

#10 Giulia Pagani
Studentessa di lettere presso l’Università Statale di Milano, e giocatrice nel Sanga Milano da tre stagioni. Il basket e la scrittura sono le mie due grandi passioni, che qui unirò cercando di mostrare un pezzetto di quello che sono e di quello che vorrei diventare.

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