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Orange Coaches report# 1: Giorgia Colombo
Ruolo: Istruttrice minibasket ed allenatrice di Base
Nickname: Giò-Giò

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Professione coach: lavoro, obbiettivi, peculiarità del tuo incarico al Sanga.
“Ho la tessera da istruttrice minibasket, allenatore di base e sono al Sanga da 12 anni. Per la maggior parte della mia “carriera” ho allenato le categoria esordienti U13 e U14, che reputo quelle più interessanti per il passaggio minibasket/basket. Mi piace trasmettere i fondamentali per diventare una squadra, avere un obbiettivo comune, remare tutte nella stessa direzione e arrivare ad un gioco coeso e di letture. Mi prendo cura di loro attraverso le sconfitte e le vittorie, non solo in partita, ma anche nei piccoli esercizi quotidiani, imparando a crescere insieme. Mi piace incitarle, correggerle e trasmettere loro tutta la mia passione per questo sport. Diciamo che è un momento importante per queste giovani fanciulle che si trovano ad attraversare diversi cambiamenti della loro vita, tra il passaggio medie superiori, nuove amicizie,  esami di terza media e anche crescita e cambiamenti del loro corpo. Insieme a Raffaele si lavora infatti molto sulla coordinazione e conoscenza del proprio corpo per poi unirlo alla pallacanestro. Quest’anno però ho avuto un ruolo nuovo ed interessante come vice allenatore della serie B e del gruppo U18 Elite. Un’esperienza sicuramente che mi ha permesso di crescere molto, di gestire diversamente delle dinamiche di gruppo, difficoltà e problemi diversi da affrontare per una crescita personale e cestistica. Rapportarsi con “adulti” e non “bambini” è sicuramente molto diverso, ringrazio Paolo Fassina e Simone Stanghellini per questo percorso insieme, ho imparato tanto a livello cestistico su situazioni di gioco di attacco e difesa, soprattutto nelle scelte durante la partita. L’obbietto era quello di formare giocatrici per la nostra serie A2, farle trovare pronte in caso di chiamata della prima squadra”.

Le tue esperienze nel basket e nello sport in generale, gli inizi sino al tuo approdo con il Sanga.
“Ho iniziato a giocare a 6 anni al Giuriati con i maschietti, in realtà con mio fratello. Andavo a vedere i suoi allenamenti e il suo allenatore, Morelli, mi ha portato ad appassionarmi a questo sport. Ancora oggi ci sentiamo, perché per me è stato l’allenatore con la A maiuscola. Quando non ho più potuto giocare con i maschietti sono andata nella squadra della scuola “Italo Calvino” dove ho passato due anni stupendi. Le giovanili invece le ho fatte al Geas, per poi passare a Carugate nel mio primo anno da giovane in A2. Ho continuato a giocare agli azzurri niguardese per poi approdare al Sanga in A2. L’ennesimo infortunio ma portato a pensare che doveva rimanere una passione, così insieme alle mie amiche di sempre ho giocato la promozione sempre al Sanga, dove poi ho smesso con il basket giocato. Nel mentre di tutti questi cambiamenti, la mia carriera di allenatrice è iniziata e continua sempre e solo nel Sanga, grazie alla fiducia che ho sempre ricevuto da Franz e colleghi”.

Il tuo modello e fonte di ispirazione nel tuo lavoro.
Risposta difficile, come dicevo la passione me l’ha trasmessa il mio primo allenatore. Mi ricordo che mi divertivo tanto, che non vedevo l’ora che arrivasse il giorno dell’allenamento e cerco di trasmettere la stessa sensazione alle ragazze che alleno. Non ho un modello che seguo, mi affido molto a me stessa. Mi confronto spesso con i colleghi, per avere tutti la stessa idea comune anche nel momento di passaggio di consegne, credo in un progetto a lungo termine”.

Un episodio, una grande soddisfazione nel vedere realizzato un tuo progetto, idea, suggerimento.
Ho davvero tanti ricordi belli, come ad esempio il “mio primo gruppo” di 98/99 con la quale ho condiviso tantissime esperienze ed emozioni. Poi c’è stata la vittoria a livello regionale U13 con le 2000, quella è stata la più grande soddisfazione di un obbiettivo centrato e realizzato (ringrazierò sempre Nicolò Zappetti e Dario Lovino, all’epoca miei assistenti). Poi sono arrivate le 2005/2006 con la quale abbiamo fatto un percorso stupendo, togliendoci tanti sassolini dalle scarpe battendo Geas di 1, ma anche segnando delle cicatrici indelebili, come la sconfitta contro Costa Masnaga di 1 dopo due supplementari. Ho tanti ricordi in generale e sono contenta semplicemente quando vedo le ragazze crescere giorno dopo giorno mettendo in pratica tutto quello che gli viene insegnato, quando vedo che non si arrendono mai, quando ci credono sempre. Se fanno queste cose vuol dire che ho lavorato bene e quindi sono soddisfatta”.

L’atleta nel mondo del basket o dello sport in generale che avresti voluto affiancare nella tua professione.
“Adoro, amo follemente Valentino Rossi. Lui è il mio unico idolo, perché si diverte sempre in quello che fa, ha proprio passione. Nel mondo del basket ovviamente sua maestà Michael Jordan”.

Importanza del lavoro di gruppo, quanto incide sia nella qualità del vostro incarico che nel dare spazi, insegnamenti e stimoli alle ragazze.
“E’ il mio punto di forza ed in tanti me lo riconoscono. Amo fare gruppo, credo fortemente che più le ragazze siano coese tra di loro, più si ottengano ottimi risultati. Non intendo solo in termini di vittoria di una partita o di un campionato, ma è un discorso molto più ampio. Le ragazze devono sempre rispettarsi e stimolarsi a dare ogni giorno quel qualcosa in più, se vanno d’accordo questo stimolo è positivo. Ridendo e scherzando ma impegnandosi al massimo le ragazze crescono, vengono volentieri agli allenamenti e cercano di non delude mai nessuno, allenatore e compagne.  L’importante è non lasciare mai indietro nessuno, non lasciare che qualcuno smetta o farle sentire sbagliate. Io credo in un gruppo compatto dove sia ben chiaro l’obbiettivo”.

Coach declinato al femminile: la tua esperienza, le difficoltà ed eventuali ostracismi di un mondo spesso monopolizzato dagli uomini.
“Ho sempre allenato nel femminile, quindi non saprei. Sono stata allenata solo una volta da una coach donnaa, in promozione, poi  ho sempre avuto allenatori uomini. Non mi sono mai trovata ad affrontare questo tipo di difficoltà”.

Tu e le Orange che crescono: lavoro insieme, aneddoti e racconti del tuo rapporto con le squadre che stai seguendo da vicino.
“Allenando le ragazzine gli aneddoti sono tantissimi, uno ad allenamento almeno. I momenti più belli li ho passati nei vari tornei organizzati: da quello a Bielmonte sulla carrucola, a giocare a calcio sulle spiagge di Pesaro, alla bellissima trasferta al torneo di Vic in Spagna… momenti indimenticabili.. Posso solo dire GRAZIE RAGAZZE & GRAZIE SANGA!”.

 

 

 

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