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Orange Coaches report# 3: Susanna Stabile
Ruolo: Allenatrice di Base
Nickname: Susy

Professione coach: lavoro, obbiettivi, peculiarità del tuo incarico al Sanga.
“Ho la tessera di Allenatore di Base e sono al Sanga, come allenatrice, da quest’anno. Insieme a Nick Zappetti faccio l’assistente (un plauso particolare a lui perché mi sopporta abbastanza bene sembra;) nell’under16 elite femminile, mentre da capo allenatore mi occupo della nostra formazione Uisp. Obbiettivo? Lo sport mi ha insegnato a conoscere il mondo e a capire come comportarsi in molte occasioni. Mi ha reso responsabile e autonoma, mi ha aiutata a capire quanto fosse importante prendere e rispettare un impegno con la mia società con la mia squadra, ed a mantenerlo fino alla fine in ogni modo possibile. Ho imparato ad organizzare il mio tempo in modo da poter fare tutto ciò che volevo.. Difficile ma non impossibile. E’ necessario stabilire gradi di importanza di ogni cosa e quindi fare delle scelte. Divertirsi, giocare insieme,in una sola parola potrei dire “passione”. Per provare a trasmettere la passione che ho dentro, per questo sport, fin quando avevo 8 anni. Credo che questa sia la base, il resto viene con il tempo. La tecnica arriva piano piano, attraverso gli allenamenti giorno dopo giorno e a tal proposito. Sul mio ruolo da allenatrice, avendo al momento ancora poca esperienza, direi che potrei definire la situazione come “work in progress”.

Le tue esperienze nel basket e nello sport in generale, gli inizi sino al tuo approdo con il Sanga.
“Ho iniziato a giocare ad 8 anni a Partinico, un paesino in provincia di Palermo. All’età di 13 anni sono andata ad Alcamo e, sempre li, ho fatto il mio esordio in A1 nella stagione 95/96 realizzando il mio primo canestro contro Cesena. Ho giocato molti anni ad Alcamo, per poi iniziare una lunga carriera partendo da Palermo, Caserta, Montichiari, Treviglio, Ribera, Parma, Como, Sanga e sino all’ultima tappa a Carugate. Ho avuto l’onore, durante la mia militanza in A1, di indossare la maglia della nostra Nazionale, oltre a disputare diverse gare di coppe internazionali nelle competizioni Fiba Europe. Ho smesso 3 anni fa anche se quest anno, dopo essere tornata al Sanga, ho fatto qualche partita con la serie B (e devo ammettere che non sia stato difficile convincermi a tornare in campo). Ho fatto altre esperienze in panchina, dopo aver chiuso tre stagioni fa, esordienti femminili a Carugate e capo allenatore a Como in serie C. Mi restava però la “fame” e la voglia di basket ad ogni livello e, dopo un anno per così dire “sabbatico” mi è è arrivata la proposta del Sanga, che ancora ringrazio per avermi dato questa possibilità”.

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Il tuo modello e fonte di ispirazione nel tuo lavoro.
“Non ho un modello in particolare, dico sempre che tutti gli allenatori che ho avuto, da quando avevo 8 anni sino ad ora, mi hanno lasciato qualcosa. Metto insieme, o comunque ci provo visto che ho ancora poca esperienza, tutto quello che mi hanno dato loro. Idee, suggerimenti, modi di fare, di dire, personalizzando il tutto ovviamente con i miei pensieri, le mie esperienze, ed il mio modo di essere”.

Un episodio, una grande soddisfazione nel vedere realizzato un tuo progetto, idea, suggerimento.
La soddisfazione più grande è sicuramente quando vedi le tue ragazze mettere in campo quello che, giorno dopo giorno, cerchi di insegnare durante gli allenamenti. Una scelta giusta, la difesa corretta, l’aggressività, parte del tuo “modo di essere”. Perchè credo che oltre a ciò che si dice sia soprattutto fondamentale trasmettere ciò che si è. Davvero vorrei riuscire a trasmettere loro come ho sempre vissuto io il basket: che non è solo partita, vittoria o sconfitto, ma proprio vita”.

L’atleta nel mondo del basket o dello sport in generale che avresti voluto affiancare nella tua professione.
Cynthia Cooper, il mio idolo da quando l’ho vista giocare per la prima volta. Ho avuto anche il privilegio di fare qualche allenamento con lei durante la mia militanza in A1 con Alcamo, una straordinaria fuoriclasse. L’altro nome è tale Michael Jordan”.

Importanza del lavoro di gruppo, quanto incide sia nella qualità del vostro incarico che nel dare spazi, insegnamenti e stimoli alle ragazze.
Il gruppo è FONDAMENTALE, senza di esso non si ottengono buoni risultati . È importante creare un buon clima, non solo in termini di divertimento ma anche di rispetto per i sacrifici che si fanno: per le proprie compagne, allenatori ed anche avversari. È oltretutto importante imparare a capire che gli ingredienti giusti sono: tempo,sacrificio e costanza, senza mai abbattersi!. L’obbiettivo primario non è solo quello di fare crescere le ragazze come ottime giocatrici, ma soprattutto quelle di lavorare anche sul lato umano, come persone”.

Coach declinato al femminile: la tua esperienza, le difficoltà ed eventuali ostracismi di un mondo spesso monopolizzato dagli uomini.
“In realtà non ho mai riscontrato difficoltà in questo senso”.

Tu e le Orange che crescono: lavoro insieme, aneddoti e racconti del tuo rapporto con le squadre che stai seguendo da vicino.
“Sarebbe dura elencarli tutti, perché sono veramente tanti. In generale credo sia proprio questa l essenza dell esperienza sportiva. Ti permettere di fare, collezionare, condividere esperienze e vissuti che ti rimangono nel cuore, che poi ti tornano in mente, regalandoti un dolce sorriso”.

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