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Dopo il lungo lockdown prove tecniche di ripartenza in casa Sanga Milano. La lunga sosta, gli effetti sulla stagione terminata anzitempo ed i progetti futuri tra i temi che affrontiamo con Paolo Fassina, coach delle Orange di Serie B.

Come hai vissuto questo lungo periodo di emergenza legato al Covid, quali sensazioni ti ha lasciato l’emergenza e come vivi questo momento di “transizione” in attesa di una vera normalità.
Ho affrontato questo periodo cercando di adattarmi ad una situazione nuova, fatta di inusuali distanze fisiche e tempi dilatati, di spazi confinati e contatti rarefatti. Personalmente ho sempre creduto che i momenti di crisi possano trasformarsi in momenti di crescita e avere un atteggiamento positivo mi ha aiutato a vivere meglio l’emergenza pandemica partendo dalla quotidianità della famiglia, dalla condivisione di spazi e strumenti nella dimensione casalinga, dal tenere vivi rapporti a distanza attraverso lo smartworking e le varie piattaforme. La transizione rappresenta una lenta rinascita e il ritorno graduale alle attività pre Covid mi consente di potere ritrovare la socialità sottraendomi al pericolo di vivere in una bolla familiare rassicurante ma autocentrata e totalizzante”.

Stagione cestistica non conclusa ma restano lampi e momenti interessanti del tuo gruppo di Serie B. Raccontaci il film della vostra stagione.
“Un thriller dal finale non scontato. Subito sofferenza e fatica, molto impegno e tante sconfitte ma abbiamo tenuto duro. Le ragazze, grazie anche allo staff tecnico con Simone, Giorgia e Raffo che non ringrazierò mai abbastanza, sono riuscite a reagire e a trovare importanti vittorie che ci hanno consentite di giungere ad inizio lockdown in una posizione di classifica che ci dava ancora ampie possibilità di salvezza. Un progetto tecnico come quello di un farm team di una società di A2 deve avere la capacità di guardare avanti, di non fermarsi al risultato parziale di un referto, ma traguardarsi a fine stagione. La crescita è stata evidente e da dicembre in avanti abbiamo trovato vittorie importanti e abbiamo giocato alla pari con tutte le squadre affrontate grazie ad una crescita costante. Il campionato di serie B è molto competitivo e credo che l’obiettivo di riuscire a rendere le Sanga girls giocatrici in grado di calcare i parquet lombardi con strumenti adeguati alle sfide impegnative che si presentavano sia stato centrato”.

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Cosa ti aspetti per il prosieguo, sia da un punto di vista delle scelte sul come fare ripartire l’attività sportiva e su come poter provare a gestire campionati, gare conciliando tutto con la necessaria sicurezza per tutti.
Mi aspetto gradualità e quindi una ripresa ponderata e ritmata sui dati epidemiologici. Il nostro compito è attualmente di fornire alle giocatrici gli strumenti per riuscire a rimanere allenate in questi lunghi mesi di inattività agonistica e, grazie agli spunti forniti in questi mesi dal preparatore atletico Gennaro, spero saremo pronti per arrivare alla ripresa in buone condizioni fisiche ed atletiche. Ripartiremo da quanto fatto e credo che riusciremo a rinforzare il gruppo con giocatrici esperte e di qualità per disputare un campionato di serie B tranquillo. Vedremo i protocolli che ci verranno forniti dalla FIP, cercheremo di avere spazi adeguati e dispositivi di sicurezza in linea con le indicazioni federali e ci adatteremo.

Per un allenatore cosa significa questo lungo stop. Come è cambiata la tua vita sportiva e quali i rimedi per restare sempre aggiornati e per preparare il rientro sul parquet.
“E’ stato il periodo della mia vita, dal 1977 ad oggi, di maggiore astinenza dalla pallacanestro e dopo il primo periodo in cui sembrava che la ripresa dell’attività fosse imminente mi sono dovuto adattare. Allenare è attività sociale, richiede il contatto, lo promuove, lo esige e, per quanto siano disponibili miliardi di video e tonnellate di libri, manca il rumore del pallone, le risate delle giocatrici, le urla dagli spalti, il confronto con lo staff e perfino, lo so che sembra assurdo, il fischio degli arbitri. Per saziare la mia fame di pallacanestro il fatto di vivere nella seconda decade del terzo millennio però mi ha consentito di approfondire alcuni aspetti del gioco, pensare nuove soluzioni e, grazie alle numerose conference call, di seguire e partecipare a numerosi momenti di confronto tecnico, soprattutto con i colleghi del basket femminile ma non solo. Poi c’è stato Last dance …”

Un episodio, un momento, un ricordo ed un auspicio, legato ai questi ultimi 3 mesi. Qualcosa che ti ha colpito e che racchiude secondo te questo inizio di 2020.
“Lo sforzo del mondo scolastico di innovarsi in una situazione emergenziale e la capacità dei giovani di adeguarsi alla pandemia con sforzi e sacrifici immateriali non quantificabili ma enormi. Un mix tra resilienza e resistenza davvero nuovo e che spero darà spunti di riflessione e di cambiamento per tutti noi”.

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