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Istantanea n°4

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Sono le otto del mattino e la mia sveglia inizia a suonare implacabile. Con un gesto impreciso la rimando: faccio finta di non sapere che, per mezz’ora buona, ne suoneranno almeno altre dieci, facendo impazzire chiunque. Scendo dal letto e preparo il caffellatte, una novità dell’ultimo periodo che ormai è diventata una routine. Mi aspettano circa sei ore di lezioni on-line, in un’alienante simulazione di vita universitaria. Sono passati molti mesi dall’ultima volta che vi ho fatto fare “un palleggio” nei miei pensieri. Era l’11 febbraio. Io non sapevo che nel giro di meno di un mese la vita per come la conoscevo non sarebbe stata più la stessa. Non sapevo quanto tutto potesse sembrare precario, in bilico; quanto anche le più semplici abitudini potessero apparire un lontano miraggio.

Il 4 marzo abbiamo fatto l’ultimo allenamento della stagione, senza sapere che fosse effettivamente l’ultimo. Ci siamo guardate, e con un banale “a domani” ci siamo date il solito appuntamento, inconsapevoli. Quattro giorni dopo è partito il lockdown. Gioco a basket da quando avevo sette anni, e la prospettiva di rimanere chiusa in casa per un tempo indeterminato inizialmente mi è sembrato un ostacolo insormontabile. Tutto questo nonostante facessi parte della schiera di fortunati che hanno ancora il canestro in giardino. Penso che quella inconsapevolezza con cui salutai il Pala Giordani quel giorno di marzo rimarrà a lungo nella mia mente: muto ricordo di qualcosa che non potevo immaginare, ma che ha finito per sconvolgere le mie abitudini da ventenne, abituata a non stare mai ferma.

Sono passati più di sei mesi da quel giorno, è il 17 ottobre.

Mi incammino con il mio trolley, la musica nelle orecchie e la mascherina che mi copre il volto. C’è il sole, anche se il freddo pungente dell’autunno inizia a farsi sentire. Indosso la mia divisa, quella arancione. Non è la prima partita di campionato, e nemmeno la seconda. Chi non vive lo sport dall’interno non sa quanto le sconfitte possano essere pesanti, ritrovandosi in palestra il giorno dopo a cercare il modo di superare gli ostacoli di inizio stagione. Tutto questo, da fuori, non si può vedere, ma noi lo conosciamo. Quello che conta credo sia avere la forza di rimettere assieme i pezzi tutte le volte, di ricostruirsi le certezze.

È la terza giornata di campionato, entro al Pala Giordani. È sempre un momento particolare quello che precede le partite; la palestra è vuota ed il rumore dei passi rimbomba sul parquet. È un momento magico: la tribuna, però, non si riempirà come al solito. Non ci saranno le mani dei nostri bimbi del minibasket da stringere prima della presentazione delle squadre, e dei nostri tifosi vedremo solamente gli occhi. La tribuna non si riempirà come al solito e, in particolare, guardando all’insù noteremo un’assenza: un posto vuoto che fa male. Noi sappiamo bene che Stefano, anche da lassù, ci sta guardando e che possiamo stare tranquille. Il suo tifo non mancherà mai.

Ci sono mille nuove procedure da applicare nel prepartita: misurazione della febbre, autocertificazioni obbligatorie e sanificazione dappertutto. Nuovi “riti” che, ormai, si sono aggiunti alle nostre consuetudini. Ognuna di noi ha le sue abitudini, come ho raccontato lo scorso anno, e vive questi momenti in modo differente. E’ un momento fugace che si perde nell’adrenalina del riscaldamento. La tribuna si ripopola di persone, così ci ritroviamo in una sorta di “bolla” in cui i pensieri si affievoliscono e l’unica cosa che conta davvero è buttare la palla nella retina. Quando giochi una partita “punto a punto”, dopo due tiratissimi supplementari e alla fine vinci, il misto di adrenalina e gioia è qualcosa di veramente dirompente. La prima vittoria della stagione ha sempre un sapore particolare.

In un periodo storico così incerto, in cui tutto sembra nuovamente appeso ad un filo, guardarsi negli occhi vedendo lo stesso orizzonte di sogni ci regala il privilegio di lavorare in palestra con la serenità di chi sa di aver tutte le carte in regola per stupire ancora.

#10 GIULIA PAGANI
Studentessa di lettere presso l’Università Statale di Milano, e giocatrice nel Sanga Milano da quattro stagioni. Il basket e la scrittura sono le mie due grandi passioni, che qui unirò cercando di mostrare un pezzetto di quello che sono e di quello che vorrei diventare.

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