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In ricordo di Daniela Tecchio, senza la quale tutto ciò probabilmente non sarebbe mai esistito.

Alessandra Calastri (“Cala” per tutto il Mondo Sanga) e Davide Motta (aka Dave) sono rispettivamente allenatrice e dirigente del SangaBaskin Milano. In quest’intervista doppia ci raccontano passato e futuro del settore tra incertezze causate dal Covid e tanta voglia di tornare sul parquet del PalaGiordani.

  1. Il progetto Baskin è parte fondamentale del Mondo Sanga: com’è nato il rapporto con una realtà così particolare sul territorio milanese?

Alessandra: Personalmente sono venuta a conoscenza del Baskin proprio grazie al Sanga. Quando 7 anni fa giocavo in A2 proprio in maglia Orange, coach Franz Pinotti mi invitò a partecipare ad un allenamento. Allora la squadra di Baskin era allenata da Roberto Anzivino. Già alla prima occasione, fui subito rapita dal senso di innovazione, inclusione e possibilità per tutti di poter giocare e divertirsi senza alcun tipo di barriera fisica, mentale o psichica attraverso lo sport. Penso che questo tipo di spirito abbia spinto le persone a formarsi sempre di più e allo stesso tempo a creare nuove realtà sul territorio milanese.

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Davide:Il Baskin a Milano non poteva che essere portato dal Sanga. Siamo cresciuti in una realtà unica nel suo genere che fa del sociale e dell’inclusione il punto chiave attorno al quale tutto gira.

L’anno esatto è il 2011 quando l’ex responsabile di minibasket del Sanga propose il progetto a Franz, su “pressione” di Daniela Tecchio (purtroppo scomparsa qualche giorno fa a causa di una grave malattia) mamma di Marco un ragazzo che conduce la vita su una sedia a rotelle. Da quel giorno fu un crescendo, e non poteva che essere così… La forza delle persone ci ha permesso di vincere ben due delle sole quattro edizioni dei campionati nazionali fin qui disputati e di costruire una SangaBaskinFamiglia speciale!

2. La pallacanestro e l’integrazione, un connubio che avete ricreato attraverso un progetto unico. Quali sono le sensazioni che si provano nel mandare avanti qualcosa di così speciale?

Alessandra: Si va oltre lo sport inteso come gioco-prova fisica: il Baskin ha un valore aggiuntivo perché i rapporti che si vengono a creare con le persone sono molto profondi e sinceri, ci si aiuta e si impara reciprocamente gli uni dagli altri. La sinergia che viene creata da questo scambio è immensa. Con il Baskin tutti hanno la possibilità di esprimersi al meglio delle proprie capacità o scoprirne delle nuove.

Davide: E’ un’emozione ogni volta che si entra in palestra e si vede il sorriso dei ragazzi. Da quel momento tutto ciò che di negativo può esserti successo durante la giornata scompare magicamente e viene sopraffatto dallo spirito di famiglia che si respira nel nostro gruppo squadra. L’unione dell’agonismo della pallacanestro con la forza dell’inclusione creano un legame speciale che solo chi ha la fortuna di provarlo sa di che cosa sto parlando. Venite ad allenarvi!!!

3. Come state vivendo questi momenti di incertezza del mondo della pallacanestro alle prese con protocolli, limitazioni e lockdown?

Alessandra: Il fatto di non poter vedere in palestra rende tutto molto difficile e faticoso! Attualmente, dopo lo stop a causa del lockdown cerchiamo di tenerci in contatto attraverso le videochiamate. Speriamo che questo momento finisca presto, perché la voglia di tornare insieme in campo è indescrivibile!

Davide: Credo che una squadra, intesa come tale, così come è in grado di affrontare sfide sul campo, lo è anche quando affronta sfide di altro tipo. Il Coronavirus è una sfida per tutto il SANGA MONDO e sono certo che sapremo uscirne più forti. A differenza di una squadra di pallacanestro, per noi è più difficile organizzare “allenamenti” in webcam. Il nostro obiettivo primario è quello dell’inclusione cosa che tramite degli allenamenti on-line verrebbe meno. Come detto da Cala, preferiamo tenerci in contatto tramite delle videochiamate, durante queste ognuno esprime quello che pensa. Abbiamo cantanti, chitarristi, poeti e pittori… ora che ci penso potremmo tirare su un’accademia di arte anche se non credo avremmo gli stessi successi di quando giochiamo a Baskin!

4. Progetti futuri e obiettivi per il Baskin: quali sono? Cos’avete in mente per chi si avvicina ora a questo grande progetto?

Alessandra: Sicuramente il primo pensiero è quello di ritrovarsi e riprendere a giocare insieme, poi verrà tutto il resto… allenamenti, amichevoli, campionati ecc. Chi si avvicina a questo progetto è sempre ben accetto: di solito invitiamo sempre a partecipare ai nostri allenamenti, così chiunque può rendersi contro della completezza di questo sport direttamente con la propria esperienza in campo, noi saremo pronti ad accoglierlo!

Davide: Diverse cose bollono in pentola, ma preferisco non anticipare nulla (ride) . Speriamo che la situazione migliori e si possa rientrare in campo il più presto possibile, i protocolli ci sono e li abbiamo ben applicati all’inizio di questa stagione anche se siamo riusciti a fare solo quattro allenamenti. Chi si avvicina ora a questo grande progetto si sentirà subito parte di una famiglia. Unirsi significa migliorare se stessi sotto più punti di vista, quello umano su tutti.

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