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Ci credereste,  cari lettori, se vi dicessero che realtà è immaginazione sono mondi contigui nei quali è possibile entrare e uscire davvero come sul set di un “fantasy” hollywoodiano? Probabilmente no, ma la storia della partita di sabato sera tra Tigers e Azzurri Niguardese potrebbe incrinare le vostre consolidate certezze.

Pochi secondi dopo la palla a due Luke Skywalker (n.d.r. Luca Buttafava) insacca i primi due punti dopo un paio di colpi sparati a salve. I Tigers iniziano ad abbattersi come il virus dell’influenza spagnola sui giovani corpi degli Azzurri. C’è poco da fare nel primo quarto per gli avversari e nemmeno la vicinanza del Pronto Soccorso locale riesce a lenire i sintomi della devastazione striata. Tutti a segno i tigrotti entrati in campo nel primo quarto che scolpiscono il risultato temporaneo sul 23 a 8 con acuto da tre punti da segnalare del Templare (n.d.r. Michele Santacroce) a meno di un minuto dalla fine del tempo.

Si ricomincia il secondo quarto con lo stesso ritmo e con la Delta Force di Tana delle Tigri che imperversa in campo. Tutto sembra procedere per il meglio come nemmeno un dipinto delle vittorie crociate al Louvre potrebbe descrivere. Alessandro Magno (n.d.r. Di Dio) e Michelangelo (n.d.r. Miragoli – Buonarroti) sugli altari dei valorosi insieme ai rinforzi  nobili del 2003. Intervallo da febbre alta invece per gli Azzurri: 38 a 20 Tigers che rientrano negli spogliatoi con lo spirito a mille. Ma è a questo punto che si compie l’incantesimo nemico e inizia il viaggio nelle terre di Narnia.

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Il cambio di senso nelle operazioni tigrate rende il canestro invisibile. Per ben 8 minuti i felini non riescono a fare un punto: canestro chiuso come le chiese quando ti vuoi confessare. Gli Azzurri capiscono tutto e si lanciano all’inseguimento. Colpo dopo colpo cambia l’inerzia della partita con i Tigers a fare da spettatori e la paura che si impossessa delle loro zampe e delle loro menti. Solo il Console Marcello (n.d.r. Baroli) all’ultimo secondo utile del terzo periodo spezza l’incantesimo con canestro da sotto. Siamo 40 a 29 Tigers.

Finito il maleficio si ritorna nel mondo reale. Complice l’arbitro che smette  di fischiare falli e infrazioni (deglutizione fischietto o amnesia?) l’ultimo quarto è al sangue come una fiorentina. Le due squadre lottano duramente: gli Azzurri alla ricerca del recupero, i tigrotti a gestire il vantaggio. Ma lentamente lo Spirito Tigers prende il sopravvento e come l’Araba Fenice si invola verso la vittoria. Il Console, il Flagello, il Profeta e il Templare si guardano negli occhi e con un cenno sanciscono la fine sul 52 a 39.

Bella prova signore e signori. Se togliamo un terzo periodo che nemmeno Dario Argento avrebbe saputo immaginare, i Tigers sono sembrati solidi e soprattutto molto squadra con uno spirito da fare invidia ai loro antenati di Mompracem.  Avanti tutta Tigri che la strada e ancora lunga. Alla prossima.

Marco Buttafava

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