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Italo Brunello, dicembre 2007, Criterium Internazionale Città di Milano, Tribune del Pala Iseo e squadre in campo, femminili naturalmente. Un signore elegante, espressione curiosa, intelligente, un esperto appassionato di come si costruiscono le squadre vincenti. Viene da Lodi dalla provincia, ma ha un marciapiede talmente grande che ci si perde. Una carriera da G.M. e tanta serie A. Per me, allora, un mondo sconosciuto e nuovo quello delle “alto locate” delle “eccellenze”, ma proprio per questo intrigante.

italo-brunelloItalo lo ricordo con la sua sigarettina in bocca, gli occhi semichiusi dal fumo e l’espressione di chi la sa lunga su questo mondo così complicato, il femminile, un mondo in cui appena giri le spalle ti fischiano le orecchie, un covo di appassionate malelingue come quelle del bar in piazza nei paesi. E’ un eterno paese questo nostro movimento femminile, spesso e troppo volentieri tutti sparlano male di tutti, dandosi di gomito, soprattutto se hai l’incredibile sciagura di non vincere, o di non appartenere alla razza protetta di alcune società… o al cerchio ristretto degli “addetti qualificati esperti”…. Etichette, pregiudizi. Per sconfiggerli ci vorrebbe un miracoloso cocktail chiamato Rispetto&Umiltà, quello che manca nel momento in cui pensi che solo tu hai la Verità in tasca.

Italo ha attraversato in diagonale questo nostro mondo che rimane ed è, comunque sia, meraviglioso e sorprendente, per la capacità che ha di risorgere sempre e comunque come l’araba fenice. Entrava in palestra e nei palazzetti con quell’eleganza, quella sua tipica camminata “swing” che lo ha fatto ammirare, detestare, invidiare, perché Lui poteva e gli altri no. Si, una maledetta invidia lo precedeva, un uomo che portava “ricchezza” e che distribuiva con generosità alle “sue” ragazze. Si perché le ragazze venivano sempre al primo posto. Ognuna era coccolata, viziata, anche troppo. Ricordo le sue parole nello spogliatoio, l’imprinting che ha portato anche al Sanga Milano in quell’ormai lontano 2008, quando Lui, arrivato preceduto da cotanto marciapiede, ha costruito una squadra che avrebbe poi vinto il campionato, portandoci in A2, nella famosa Finale al Palalido del 23 maggio 2009. Il Sanga di Coach Fassina Stefano, davanti a 1500 persone. Una enormità per il basket femminile, una enormità per la serie B1 di allora, ma anche per la A2, e per molti palazzetti di A1 oggi.

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E’ il suo capitano, il nostro capitano, quella Silvia Gottardi modello per tante giovani e giovanissime Sanga Girls durante sette bellissimi anni, ad alzare le braccia per ricevere la retina del Palalido tagliata dalla Cipo Brioschi, con Barzaghi, Gatti Valentina, Marulli, la giovanissima Giunzioni in rappresentanza di altre giovanissime della Sanga Cantera.

Italo Brunello_DItalo Brunello ci ha cambiato la Vita, portandoci su una prospettiva per noi inesplorata e al tempo quasi irraggiungibile. Con Lui, e grazie a Lui, abbiamo fatto quel salto di qualità che si può fare solo nel passaggio tra adolescenti, giovani e adulti, quando ti rendi conto che la Vita ora dipende da Te e solo da Te, dalle tue scelte nel bene e nel male.
Ci ha aperto gli occhi e indicato una direzione, pur avendo poi noi trovato un’altra via ancora, la Nostra Via. Ma è grazie alla sua visione e lungimiranza che noi abbiamo percepito un nuovo Orizzonte.

Problemi di Vita e una lunga malattia lo avevano allontanato dalla pallacanestro giocata, ma da “non troppo lontano” ci ha sempre voluto seguire e sostenere. E’ ancora grazie a Lui se abbiamo potuto competere nella finale persa con San Martino di Lupari, per salire in A1. Questa volta riempiendo il Pala Aldo Giordani fino a scoppiare, con la Forza Pubblica pronta a sospendere la partita ogni 5 minuti perché c’era troppa gente accalcata sulle tribune, intorno al campo di gioco, fuori del palazzetto. Ci aveva “regalato” per un anno la fortissima e tenace, una vera e propria guerriera, Manu Zanon!!!
Un’altra squadra formidabile con Gottardi, Stabile, Frantini, Calastri, Zanon, Pastorino e tante altre giovani.

italo-brunello-hall-of-fame-2013 La sempiterna sigaretta… il caffè al bar dei “cinesi” di via cambini… le lunghe chiacchierate con Coach Cesari, con Susanna Padovani, Massimo Bianchetto, anche le mangiate al tavolo di incantevoli ristorantini disseminati nella pianura padana o sulle colline… punti di vista diversi e così simili… ha dato tantissimo al basket femminile, forse molto di più di quello che ha ricevuto. Di certo a noi del Sanga Milano ha dato qualcosa che non scorderemo mai, quella visione disincantata, da “vecchio lupo” sornione ma pronto e reattivo, quella mentalità vincente di uno che non vuole mollare mai, fino all’ultimo, fino ad addormentarsi silenzioso su di una panchina del proprio condominio, senza il clamore e l’applauso che avrebbe meritato in un’arena stracolma di gente, venuta per apprezzare e tifare una delle sue fortissime squadre disposte come sempre, con elegante tenacia sul caldo parquet.

Ciao Italo, so che ti troveremo ovunque giocherà una “buona” squadra femminile, perché del “bel gioco” eri un appassionato amante. Se oggi ho la fortuna e il privilegio di vivere praticamente in un campo da pallacanestro, dentro un grande mondo di passione, lo devo anche a te e questo non potrò scordarmelo mai. La nostra Vita è fatta anche di persone che si incontrano, che si conoscono, che ti cambiano grazie alle Emozioni. Tu, Italo, sapevi come crearle, le Emozioni. Grazie.

Franz Pinotti

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